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Mille e una notte PDF  | Stampa |  E-mail
19/05/2009

DE SABATA     

Mille e una notte                   

Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi

Francesco Maria Colombo  

CD 476 3352

Prezzo al pubblico 17 euro

La copertina riproduce (per gentile concessione Ricordi) l’immagine originale della partitura.

Francesco Maria Colombo dirige l’Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi nella prima registrazione mondiale del capolavoro introvabile di Victor De Sabata, celebratissimo come direttore - resse per diversi anni le sorti della Scala di Milano - ma ancora sconosciuto come compositore. In questa sua composizione, attribuibile agli anni ‘30 del Novecento, si celano l'eredità della cultura mitteleuropea, la formazione cosmopolita e mondana, una curiosità priva di inibizioni per la civiltà americana cui la partitura di Mille e una notte rende omaggio.

Booklet

UNA FIABA IN STILE ERTE'

   All'inizio degli anni Trenta, quando Victor de Sabata scrisse Mille e una notte, la musica italiana ruotava intorno a pagine come Pinotta del vecchio Mascagni, La granceola di Lualdi, Bastimento negriero di Porrino, mentre si era prossimi alla colonna sonora di Scipione l'Africano composta da Pizzetti. Nasceva vecchia l'avanguardia di Casella e Malipiero, e Respighi concludeva il proprio percorso, per più versi originale, alto e prestigioso, licenziando Feste romane. Non si vuole dare alcun giudizio di valore, non certo in questa sede, ma solo riconoscere un certo clima culturale soffocante e polveroso: aprire la partitura di de Sabata è come spalancare le finestre e ricevere una ventata d'aria fresca.

   Nella provinciale Little Italy della musica, de Sabata incedeva con lo charme, la grazia e l'ironia di un gentiluomo uso al savoir vivre internazionale. Non aveva ancora quarant'anni e, partito Toscanini, reggeva le sorti della Scala di Milano. Come direttore d'orchestra era già una leggenda: aveva incantato Ravel a Monte-Carlo con la raffinatissima concertazione de L'Enfant et les sortilegès, di lì a poco sarebbe stato chiamato a Bayreuth per celebrare il Tristano. Era un uomo bellissimo, con uno sguardo dal magnetismo persino inquietante, la postura eretta, i gesti cesellati e perfettamente naturali. Incarnava lo chic come forse nessun altro musicista ha mai saputo fare. Parlava in modo fluido tutte le lingue, vestiva con una ricercatezza squisita e scevra di esibizionismo, stregava tutte le donne. Possedeva in sommo grado gli elementi del fascino italiano ma non si confinava a questi: in lui si fondevano l'eredità della cultura mitteleuropea, la formazione cosmopolita e mondana, una curiosità priva di inibizioni per la civiltà americana, cui la partitura di Mille e una notte rende omaggio.

   Il sipario del balletto si apre infatti sulla sala della centrale telefonica di New York, dove le ragazze impazziscono rincorrendo le chiamate per poi scatenarsi sui ritmi di danza più alla moda. Siamo in piena atmosfera da film di Lubitsch, fra sophisticated comedy, glamour internazionale, ammiccamenti maliziosi, paradosso della frivolezza, aggiornatissima eleganza. La giovane direttrice della centrale telefonica, Gloria Milton, è la protagonista della fiaba, ed è la perfetta incarnazione del flapper, di quella donna sportiva, sfrontata, indipendente, libera e sexy, che gli anni Venti avevano finalmente emancipato dal sentimentalismo romantico. La immaginiamo con le sembianze di Louise Brooks o di Miriam Hopkins. La dimensione in cui vive è quella del flirting, e il suo flirt più recente è nientemeno che con lo Scià di Persia in visita a New York. Una fuga in automobile, un capitombolo, ed è scoccata la scintilla: lo Scià Mustafer si è infatuato e non darà più tregua alla bella telefonista.

   Il balletto di de Sabata si articola in sette quadri. Nel Primo Quadro, dopo che Gloria ha raccontato alle altre telefoniste l'avventura che le ha fatto incontrare Mustafer, i ministri dello Scià si presentano alla centrale telefonica per sequestrare la ragazza.

   Nel Secondo Quadro siamo davanti al trono di Mustafer irato: la favorita (Suleika) danza per placare il suo signore. Gloria viene portata alla presenza dello Scià e lo seduce con il più frivolo dei gesti: si passa morbidamente sul viso il piumino della cipria. Lo Scià non vede altri che Gloria, ma Suleika comincia a odiare la “rivale” americana e trama vendetta. Il quadro si chiude con un'altra danza di Suleika davanti allo Scià, che aspira voluttuosamente il profumo del piumino “casualmente” dimenticato dalla maliziosa Gloria.

   Nel Terzo Quadro Mustafer dà un party, al Palazzo d'Oriente, per i suoi ospiti americani: dame della high society, personalità della finanza e della politica. Siamo in pieno Cole Porter, scintillio mondano e guizzi di surrealtà: lo Scià taglia la barba al console messicano, bacia una lady che si è messa il suo turbante in testa, offre scenette interpretate da una bella persiana che esce da una piscina orientale, dalle schiave del proprio harem, da Suleika stessa che compie l'“apoteosi della schiavitù e del dominio dell'amore”. Entra Gloria, e lo Scià la trascina in un ballo al culmine del quale le loro bocche si uniranno, mentre Suleika, accecata dalla gelosia, compie un patto criminoso con il servo Abdal. Richiamato lo Scià ai propri doveri di ospite, Gloria viene trascinata via e ridotta in cattività (malgrado le mani legate, riuscirà ad accendere una sigaretta e a gettare buffate di fumo in faccia ai rapitori).

   Nel Quarto Quadro le due donne sono faccia a faccia. Suleika intima a Gloria di rinunciare al signore che lei ama. Gloria le risponde irridendola e Suleika la fa portare in una serra di fiori velenosi dove si consumerà la propria vendetta.

   Nel Quinto Quadro Gloria, nella serra, soccombe al profumo e alle spire dei fiori che la circondano soffocandola. Quando tutto sembra perduto, i vetri della serra si infrangono: gli amici americani, con John Fox alla testa, sono venuti a liberarla e la trascinano via.

   Con il Sesto Quadro ci troviamo in un salotto “tutto chiaro, lindo, elegante”, molto Upper East Side, che dà sui grattacieli coperti di neve: l'appartamento di Gloria. E' la vigilia di Natale, arrivano doni dallo Scià e un grammofono per la sorellina di Gloria, Violet, con il disco di una canzoncina in voga. Suleika viene a chieder perdono alla nemica, le parla della creatura in nome della quale ha difeso con passione selvaggia il possesso del suo signore, la commuove. Gloria rinuncia al flirt con Mustafer, abbraccia la rivale e le promette un segreto grazie al quale ella sarà in grado di riconquistare i favori dello Scià.

   Quale sia questo segreto lo scopriamo nel Settimo Quadro. Lo Scià di Persia sta per tornare in patria con un aeroplano regalatogli dalla municipalità di New York. Una festa allegrissima ne festeggia la partenza, le telefoniste tornano in scena fra danze e bizzarrie di ogni genere, ed ecco Suleika, non più abbigliata all'orientale ma nei panni modernissimi di un'americana appena uscita dalle boutiques di Madison Avenue. Mustafar la guarda come fosse la prima volta, se ne innamora di nuovo. Tutto finisce in bellezza con il rombo dell'aeroplano che si stacca da terra verso gli spazi infiniti, “nella più delirante apoteosi del moto, della conquista, della vita”.

   Scintillante di una strumentazione capillare e smaltata, traboccante di invenzioni melodiche e di astuzie timbriche e armoniche, brillantissima per il ritmo forsennato che la pervade, la partitura di de Sabata è un gioiello in stile Erté, finalmente riportato ora alla luce. Quando debuttò alla Scala, il 20 gennaio 1931, in una serata nella quale Mascagni dirigeva la propria Cavalleria rusticana (!), ovviamente non venne compresa, e l'oblio nel quale cadde fu un cruccio che accompagnò de Sabata fino agli ultimi suoi giorni, quando ancora si dedicava a ritoccarla. E' la summa compositiva di un musicista aggiornato, coltissimo, spregiudicato: sembra un Ravel che abbia studiato con Richard Strauss, per certa sontuosità e certa generosità dell'invenzione; che abbia frequentato assiduamente Gershwin e contenga in sé il genio venturo dei capolavori giovanili di Leonard Bernstein. Eppure la cifra è personalissima, e l'equilibrio fra tardo romanticismo e jazz non si genera per compensazione, ma producendo una sintesi imprevedibile e stupefacente. L'Orchestra Verdi di Milano ed io abbiamo riaperto le pagine di Mille e una notte, per troppi decenni rimaste chiuse, con commozione e divertendoci moltissimo ad eseguirle. Che gli ascoltatori possano farsi complici di questa riscoperta, è il nostro augurio.

Francesco Maria Colombo

 
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