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Eventi d'Arte e Cultura presso CASAIDEA, arredamento e antiquariato

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CASA IDEA

 

Mercoledì 29 Febbraio 2012: Chiusura 1° EVENTO CASAIDEA OSPITALITA’ E ACCOGLIENZA. Interverranno sul tema dell'ACCOGLIENZA NELLA COMUNITA', il Prof. Giampaolo Nuvolati e il Sindaco Giuseppe Russo. È una nuova e innovativa iniziativa culturale ideata da CASAIDEA, e patrocinata dalla Fondazione PLEF.

All’interno: “PERSONALE” dell'artista MARINA KAMINSKY ed estrazione di un'opera appositamente realizzata per l'occasione. La mostra personale di Marina Kaminsky curata da Francesca Bellola

In concomitanza verranno presentati alcuni elementi d'arredo dalle linee ricercate e raffinate, realizzate dall'azienda Valdichienti.

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Francesca Mariano: Dürer. Le stampe della collezione di Novara

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Dürer. Le stampe della collezione di Novara Novara riscopre i suoi tesori esponendo all’Arengo del Broletto una importante mostra sulle incisioni di Dürer (1471-1528). La collezione piemontese infatti comprende ben 178 opere dell’artista tedesco ed è seconda per quantità a qualità solo a quella degli Uffizi di Firenze. I fogli in questione, tra cui un centinaio di silografie, un’acquaforte e 73 opere incise a bulino, appartengono alle grandi serie düreriane: la Piccola Passione incisa a bulino e quella su legno, la Grande Passione, la Vita della Vergine e l’Apocalisse.durer_melancolia

Tutte le incisioni provengono dalla collezione di Venanzio De Pagave (1722-1803) e vennero donate alla città dal figlio Gaudenzio nel 1833. Con il sostegno della Fondazione Comunità Novarese è stato possibile restaurare le opere che per la prima volta sono uscite dai caveaux per essere mostrate al grande pubblico nella prestigiosa sede del Broletto, recentemente riaperto per il 150° dell’Unità d’Italia. Il catalogo che accompagna la mostra, edito da Interlinea, è a cura di Paolo Bellini e ha il pregio non solo di illustrare tutte le opere della collezione novarese, ma anche di esaminarne con ampie schede di commento quelle ritenute più significative da un punto di vista iconografico. L’interpretazione tecnico stilistica e la corretta descrizione dei soggetti costituiscono infatti il taglio privilegiato dal curatore nel convincimento che gli studi su Dürer più recenti abbiano poco indagato su questo particolare versante. Per la visita alla mostra è inoltre stato messo a disposizione un servizio di visite guidate da richiedere su prenotazione e dei laboratori didattici sulle principali tecniche incisorie. Albrecht Dürer. Le stampe della collezione di Novara. Arengo del Broletto di Novara, corso Italia 16 16 dicembre 2011-28 febbraio 2012 Orari di apertura: martedì-sabato ore 14-19, domenica ore 10-19, chiuso lunedì, 25 e 26 dicembre 2011, 1° gennaio 2012 (Ingresso gratuito alla mostra. Il normale biglietto di accesso alla Galleria Giannoni consente anche la visita alla mostra.). Info e visite guidate: 0321 3702758,  800 500 257       Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

 

Stefano Pariani: Sulle vie del sacro fra Tortona e Gavi

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SULLE VIE DEL SACRO TRA TORTONA E GAVI

tortona gavi1A pochi chilometri dai grandi centri urbani c’è un angolo di Piemonte che si apre in uno scenario paesaggistico dove la vista si perde tra dolci declivi collinari e aperte campagne disseminate da isolate cascine, silenziose e immobili testimoni del tempo. E’ quel territorio alessandrino, stretto tra Lombardia e Liguria, che dalla pianura dell’Oltrepò conduce verso il  mare;un paesaggio che si trasforma davanti ai nostri occhi quando le campagne e le colline lasciano spazio a valli profonde e, infine, ai contorni delle vette appenniniche, oltre le quali il mare è ormai vicino e pare di sentirne l’odore. Percorrere queste terre significa imbattersi in tradizioni popolari e religiose, in feste e sagre che raccontano con semplicità cose e persone, il tenace lavoro della gente e i prodotti dei loro campi.

Il territorio è straordinariamente ricco di testimonianze artistiche, un patrimonio di antiche pievi, chiese e abbazie d’epoca medievale, un tempoluogo di sosta e di preghiera dei pellegrini che si recavano a Roma o a San Giacomo di Compostela. All’interno affreschi di Cristo, di Madonne col Bambino, ma soprattutto di Santi legati alla devozione popolare del mondo contadino, che parlano un ling uaggio semplice e periferico, legato tuttavia alla grande cultura pittorica lombarda del Quattrocento, ad artisti come Bembo, Foppa, Butinone o Bergognone per fare solo alcuni nomi. Una prima notevole testimonianza nella pianura tortonese è la Chiesa di Santa Maria e San Siro a Sale, con facciata a capanna in stile lombardo risalente al XV secolo dotata di un bel portale contornato da decorazioni incotto. All’interno sono numerosi gli affreschi, tr a i quali spiccano quelli della zona presbiteriale, eseguiti tra il 1460 e il 1470 da un maestro di culturalombarda, denominato Maestro dei Maggi, raffiguranti i quattro  Evangelistiseduti in eleganti e slanciati troni gotici.

tortonagavi3Spostandosi in zona collinare, poco sopra Tortona, ci s’imbatte nella Pieve di San Pietro a Volpedo, piccolo e antico borgo che diede i natali al celebre pittore divisionista Giuseppe Pellizza. L’edificio romanico, semplice e dai mattoni scoperti, risale all’XI secolo ed è ricco al suo interno di affreschi tardoquattrocenteschi legati alla committenza locale e dovuti a diversi artisti, tra i quali Manfredino e Franceschino Boxilio, attivissimi in quest’area con una fiorente bottega a Tortona. Sui pilastri delle navate si susseguono figure di Santi, dipinte con stile schietto e naturalistico e dal gusto ancora spiccatamente tardogotico, nonostante la data di esecuzione. Un San Rocco dallo sguardo intenso e velato di mestizia, uno ieratico Sant’Antonio e i Santi Cosma e Damiano, in eleganti abiti cortesi e dai volti enigmatici e misteriosi, accompagnano il visitatore in un percorso silenzioso verso il catino absidale che ospita un grandioso affresco con Cristo pantocratore in mandorla, sotto il quale è raffigurata la schiera degli Apostoli e il Re David, ricchi di svolazzanti cartigli.

Sulla strada verso Tortona, che si snoda tra colline e frutteti, sorge la pieve romanica di Santa Maria a Viguzzolo, non molto diversa da quella di Volpedo e costruita con ogni probabilità poco dopo il Mille. La facciata a salienti è tutta in mattoni, tripartita e scandita da sottili lesene e archetti Giunti a Tortona, ancora pochi chilometri portano all’abbazia cistencense di Rivalta Scrivia, costruita tra il XII e il XIII secolo, testimonianza di un insediamento monastico ben radicato nel territorio. Per raggiungerla occorre fare attenzione alle indicazioni che portano ad una piccola strada alberata, in fondo alla quale si arriva ad una sorta di grande cortile dovesorge l’abbazia, a ridosso dell’autostrada Milano-Genova, da dove si vede chiaramente la parte absidale. La facciata tripartita rivela ancora le sue forme gotiche, nonostante i ritocchi successivi, e nasconde uno scrigno prezioso di affreschi, anche in questo caso di connotazione votiva e gusto popolare, legati alla devozione di contadini e pellegrini. La decorazione si fa risalire tra la metà del Quattrocento e i primi del Cinquecento e guarda sempre ai grandi maestri lombardi dell’epoca, muovendosi tra stilemi ancora tardogotici ed altri già rinascimentali. Sui pilastri si ritrovano figure di Santi affrescati, come un San Cristoforo di Franceschino Boxilio, già attivo a Volpedo, un San Desiderio dalla foggia alla moda e dall’elegante copricapo, un vigoroso San Sebastiano e la bellissima coppia dei Santi Fermo e Ansano, di stampo ormai rinascimentale.Proseguendo, il paesaggio muta poco a poco che ci si avvicina al territorio novese e comincia a profilarsi il panorama appenninico. L’area storicamente fu legata a Genova per motivi viari e commerciali fin dal Medioevo, entrando a far parte ufficialmente della Repubblica della Superba nel 1447, da cui fu in seguito conquistata nel 1529. Qui, fin dai tempi più antichi, mercanti e pellegrini hanno battuto la Via del Sale, la Pustumia e la Francigena, le più note vie di comunicazione tra il mare e la pianura; slla loro scia si misero pittori e scultori, accorsi a decorare le chiese disseminate sul territorio. A Novi Ligure Manfredino Boxilio affrescò nel 1474 una raffinata Sant’Anna che tiene in braccio la Vergine nella chiesa di Santa Maria della Pieve. Nella vicina Gavi, invece, a lungo sotto

il dominio genovese per la sua posizione strategica nell’entroterra, sorge una notevole testimonianza d’architettura e scultura romanica: si tratta della Chiesa di San Giacomo Maggiore, edificata attorno al 1165 in arenaria locale, che ha un bel portale strombato sormontato da un oculo ed una semplice bifora nella parte più alta della facciata. Nella lunetta del portale è scolpita a bassorilievo una bellissima Ultima Cena con due angeli che sembrano precipitarsi ad ali ampie e spiegate sulla figura di Cristo, che risalta per dimensioni su quelle degli Apostoli, disposti lungo la tavola imbandita. L’interno, rimaneggiato in epoca barocca, conservaancora ca pitelli figurati d’epoca romanica e alcuni brani d’affreschi quattrocenteschi.

Stefano Pariani

 

Silvia Colombo: Tutta la passione di Artemisia

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Una delle rare donne affermatasi nel mondo dell'arte

Sotto la luce dei riflettori della scena espositiva di Milano, dal 22 settembre e fino al prossimo 29 gennaio 2012 c'è lei: Artemisia. Figlia d'arte di Orazio, pittrice seicentesca dei tempi di Caravaggio – la sua opera è di poco successiva – Artemisia Gentileschi (1593-1653?) è una delle rare donne a essersi affermata nel mondo dell'arte moderna.
Celebrata da penne famose, da Roberto Longhi ad Anna Banti, che a lei ha dedicato l'omonimo romanzo di grande successo, nel corso della storia ha incontrato un'alterna fortuna critica. Inizialmente, e fino agli anni cinquanta del Novecento, è nota per il triste episodio biografico – la violenza subita dal pittore Agostino Tassi e l'onore ferito per sempre. Dagli anni sessanta e, talvolta, ancora adesso, nella sua immagine si è riflesso quel femminismo impegnato a ripercorrere la memoria delle “eroine dimenticate” che hanno attraversato la storia.
art_12Infine, nei decenni più recenti, il recupero della sua produzione e il riconoscimento di un valore artistico che non poteva restare nascosto.
Artemisia, quindi, approda nelle sale di Palazzo Reale non come autrice tra le tante o a rimpolpare la schiera dei pittori caravaggeschi, bensì da protagonista.
I curatori dell'evento, Roberto Contini – noto studioso toscano a oggi conservatore presso la Gemäldegalerie di Berlino – e Francesco Solinas – maître des Conférences al Collège de France –  hanno raccolto per l'occasione un nucleo di circa cinquanta opere e documenti disposti in ordine cronologico.
L'allestimento è arricchito dall'orchestrazione scenografica (affine ai toni pittorici di Artemisia Gentileschi) di Emma Dante, attrice e regista di teatro e, nel suo complesso, la mostra si spinge nei territori della contemporaneità tecnologica: ad Artemisia Gentileschi. Storia di una passione non è solo dedicato un sito web – fatto che di recente accade piuttosto frequentemente – ma a tutti gli utenti è concessa la possibilità di scaricare un'applicazione per Iphone e Ipad, con documenti e immagini da vedere in anteprima e un'audioguida integrata.
In questo modo il visitatore può seguire criticamente il percorso dell'artista attraverso gli anni e lungo la penisola – un peregrinare che tocca le città di Roma, Firenze, di nuovo Roma, Venezia e infine Napoli – ma è allo stesso tempo in grado di collocarne la figura in un contesto più ampio e preciso.
Tra le opere in mostra, alcune lettere che la donna inviò a Francesco Maria Maringhi, suo coetaneo di origini fiorentine con cui ebbe una fitta corrispondenza amorosa, un ritratto di Simon Vouet che la rappresenta, trentenne, restituendocene l'immagine, ma anche alcuni lavori del padre risalenti ai primi del Seicento.
In un caso, quando entrambi, Orazio e Artemisia, ritraggono Giuditta, si scopre piacevolmente un aperto confronto tra due generazioni di artisti: il che rende manifesto un diverso sentire, espressione di sensibilità distinte.
E infine c'è lei, in tutto lo splendore delle opere più note al pubblico, come Giuditta che decapita Oloferne (è un tema, questo, che ricorre più volte all'interno della sua carriera) del 1612 e oggi conservato al Museo di Capodimonte, a Napoli. Anche in questo caso spontaneo è il paragone con l'opera analoga di Orazio (non in mostra) e se la pittura del primo si traduce in una scena più composta e distaccata, nel dipinto di Artemisia è evidente l'influenza di Caravaggio: d'altra parte l'artista, in termini di coinvolgimento emotivo, supera entrambi,  poiché può permettersi di indossare metaforicamente i panni della donna e di accanirsi contro Oloferne, sostenuta e aiutata dalla fantesca ritratta al suo fianco.
Celebre pure la Maddalena, del 1617-1618, con quel suo fare affettato, avvolta da una veste dai riflessi dorati, leggermente adagiata sulla spalla, apparentemente più spaventata che pentita, ma la mostra espone anche alcuni suoi saggi pittorici che non hanno avuto pari risonanza.
Ne è una dimostrazione Ritratto di gonfaloniere (1622), parte delle collezioni comunali di Bologna, da cui scaturiscono molteplici suggestioni: le risonanze non sono solo caravaggesche, il dipinto diventa dimostrazione delle sue capacità stilistiche – in grado di immedesimarsi tanto nella pittura sacra, quanto in quella di genere – e racchiude in sé l'eco della più schietta pittura lombarda cinquecentesca, quella di Giovan Battista Moroni e Girolamo Romanino per intenderci.
“A figura intera e seppur convenzionale nella nobiltà descrittiva del manufatto da parata, è opera magnificamente rifluente, nell'illuminazione del volto, nella grande ombra strascicata su pavimento e parete, dai pochi esempi dei caravaggeschi, Manfredi e Riminaldi in prima linea” queste le suggestive parole di Contini presenti nel catalogo della mostra.

Artemisia Gentileschi. Storia di una passione
22 settembre 2011 – 29 gennaio 2012
Milano, Palazzo Reale

Piazza Duomo (MM1, MM3)
Orari: lunedì 14.30-19.30
da martedì alla domenica, 9.30-19.30
giovedì e sabato fino alle 22.30


Silvia Colombo

 

Tiziana Maggio: Il rinascimento a Roma nel segno di Michelangelo e Raffaello

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locandina-rinascimento-bassa_250xQuando una mostra non è solo la solita bella ed estemporanea esposizione di opere di
valore ma è anche un ammirabile esempio museologico di continuità ed in particolare
di come si può sviluppare l’interesse intorno ad un importante tema storico ed
artistico, si ha il dovere di riconoscerlo ed apprezzarlo immediatamente.
Questo è il caso de ‘Il rinascimento a Roma. Nel segno di Michelangelo e Raffaello’,
in mostra dal 25 ottobre 2011 al 12 febbraio 2012 presso il Museo Fondazione
Roma.
Questo importante evento artistico è stato infatti preceduto e se vogliamo anche
preparato dalla precedente il “400 a Roma. La rinascita delle arti da Donatello a
Perugino” tenutasi nel 2008 sempre al Museo Fondazione Roma.
Questa mostra infatti si concentrava sulla rinascita generale della Roma del ‘400,
cogliendo con sguardo ampio e complesso il passato artistico, sociale e politico
di quel momento. Così, accanto ad opere pittoriche di Beato Angelico, Donatello,
Piero della Francesca, Michelangelo, venivano esposti oggetti di utilizzo quotidiano,
monete, argenteria sacra e strumenti musicali. Il tutto era poi sapientemente
completato da due mirabili supporti virtuali, ossia la mappa interattiva di Roma e la
ricostruzione virtuale della Cappella Carafa.
Quindi la mostra di quest’anno, con la stessa apprezzabile capacità storica-artistica ed
ovviamente allestitiva, conferma il sempiternus valore di conoscere ed approfondire il
grande passato artistico della Capitale.
Questa retrospettiva è stata curata dagli stessi storici dell’arte della precedente
mostra: Maria Grazia Bernardini, della Soprintendenza per il Patrimonio Storico
Artistico, Etnoantropologico e per il Polo Museale di Roma, e Marco Bussagli,
docente presso l’Accademia di Belle Arti di Roma.
Il visitatore viene allora accolto nelle sette sezioni della mostra ed accompagnato nel
mondo dell’alto Rinascimento e delle figure di Papa Giulio II e Leone X.
Durante la visita colpisce la nostra attenzione l’enigmatico David-Apollo del Museo
Nazionale del Bargello di Firenze. Risalente al 1530-1532, veniva già menzionato
dal Vasari come un Apollo con frecce e faretra. Il non finito concettuale più che
tecnico di questo marmo ed il contrapposto che diventa abile torsione non lasciano
assolutamente indifferenti.
Un altro prezioso regalo di questa mostra ai visitatori è poi il Giudizio Universale
di Marcello Venusti del Museo di Capodimonte. Quest’opera, databile al
1549, rappresenta un interessante caso di copia fedelissima del noto Giudizio
michelangiolesco, quindi con un connotato storico-documentario inestimabile. Infatti,
oltre a riprendere i colori brillanti, Venusti rappresentò le figure di Michelangelo in
costume adamitico, proprio come dovevano essere nelle prime intenzioni del grande
Maestro ed allora nella versione precedente alla censura del Concilio di Trento, che
portò all’intervento di Daniele di Volterra con le più composte ‘braghe’.
Ma queste sono solo due dei tanti capolavori che sono esposti. Basti accennare alla
presenza dell’Autoritratto ed il Ritratto di Fedra Inghirami di Raffaello o dall’Adamo

ed Eva di Francesco Salviati. Ma troviamo ad esempio anche la Madonna con
Bambino di Melbourne di Perin del Vaga o il ritratto di Vittoria Colonna di Leeds e il
Ritratto del cardinale Reginal Pole dell’Ermitage realizzati da Sebastiano del Piombo.
Il percorso artistico è poi completato da un assoluta novità artistica e museologica che
fonde insieme l’evoluzione tecnologica e la fedeltà artistica: si ha infatti la possibilità
di godere delle ricostruzioni virtuali tridimensionali della Cappella Sistina, ma anche
delle Stanze di Raffaello e della Loggia di Amore e Psiche della Farnesina che
assicureranno così una visione completa e indimenticabile.
Tiziana Maggio

25 ottobre 2011–12 febbraio 2012
Fondazione Roma Museo,
Palazzo Sciarra
Via Marco Minghetti, 22. Roma
Orario: dalle 10 alle 20. Lunedì chiuso
Biglietti: Intero € 10,00, ridotto € 8,00

 

Francesca Mariano: George De La Tour a Palazzo Marino

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de latour adorazione pastori_1Per il Natale a Milano si riconferma anche quest’anno l’ormai consueto appuntamento con l’arte a Palazzo Marino. Anzi raddoppia con l’esposizione di due opere di George De La Tour (1593- 1652), concesse in prestito dal Museo del Louvre di Parigi: per la prima volta in Italia, l’Adorazione dei pastori sarà accompagnata da un’altra opera, altrettanto celebre del cosiddetto “Caravaggio francese”, come il San Giuseppe falegname. La mostra, organizzata da Eni con la collaborazione del Comune di Milano e del Museo del Louvre, con la curatela scientifica di Valeria Merlini e Daniela Storti, si impone a buon diritto nella tradizione del periodo natalizio nella città meneghina: l’iniziativa, nata nel 2008, aveva visto l’esposizione della Conversione di San Paolo di Caravaggio, proseguita nel 2009 con il celebre San Giovanni di Leonardo da Vinci e nel 2010 con Donna allo specchio di Tiziano. Nella splendida cornice della sala Alessi di Palazzo Marino sarà possibile visitare anche quest’anno gratuitamente, dal 26 novembre all'8 gennaio 2012, le opere legate alla Natività di George De La Tour, collocate all’interno di un allestimento appositamente creato che prevede anche l’ausilio di video e la presenza in sala di storici dell’arte e restauratori. L’Adorazione dei pastori si distingue per il sapiente uso della luce e della serrata ambientazione della scena con la Vergine, San Giuseppe e i pastori entro lo spazio buio della grotta di Betlemme in contemplazione del Bambino, vera fonte luminosa e materializzazione del mistero divino. Anche il San Giuseppe falegname dimostra l’adesione, seppure tardiva, alla corrente caraveggesca di De La Tour. Il lavoro del carpentiere evoca simbolicamente il legno della croce che accomuna i due protagonisti: Gesù con le fattezze di bambino assiste san Giuseppe con una candela in mano che illumina la scena. Il dipinto è stato identificato come l’opera eseguita per i carmelitani scalzi di Metz ed in seguito alla rivoluzione francese venne trasferito in Inghilterra dove venne ritrovato solo nel 1938 e donato al Louvre dieci anni dopo. Il museo parigino si riconferma dunque grande partner dell’iniziativa che ha registrato un buon successo di pubblico nelle passate edizioni e che promette di non deludere anche quest’anno. Francesca Mariano
 

Francesca Mariano: I dipinti di Paolo Bellini in mostra all’Arte Milano Incontri

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I dipinti di Paolo Bellini in mostra all’Arte Milano Incontri

L’Uomo e il paesaggio sono al centro della ricerca espressiva di Paolo Bellini, per molti anni
docente di storia dell’incisione presso l’Università Cattolica di Milano e da sempre pittore. Lo
dimostrano alcune delle opere da lui realizzate nel 1969, tra cui “Paesaggio al tramonto” e “Sentirsi
soli”, esposte tra le altre fino al 15 dicembre presso “Arte Milano Incontri” di via S. Orsola. La
mostra, che comprende venticinque lavori realizzati tra il 1969 appunto e il 2011, è la quarta
personale che viene dedicata all’artista nella sua città.I quadri di Bellini riflettono in immagini la ricerca di uno spirito curioso che non ha mai smesso di
interrogarsi sulla profonda natura dell’uomo, come dimostrano “Perplessità” e “Chi non è diviso?”;
la riflessione personale diventa un motivo antropologico, quasi esistenziale, in “Tu ci vedi”, “La
scelta” e “Talvolta è più difficile scendere”, senza però mai scadere nell’ovvietà. Il paesaggio,
spesso colto al tramonto, è un altro tema caro all’artista che predilige vedute di montagne, colline
alberate e prati attraversati da viottoli che si diramano come arterie in un organismo vivente. Alcuni
suoi paesaggi sono popolati da uomini, uomini qualunque, spesso soli o in silenzio anche se ritratti
in compagnia, spettatori inconsapevoli di quello che li circonda, in contrasto con una natura viva e
colorata. E’ proprio il colore infatti ad essere la grammatica che lega i soggetti scelti da Bellini al
suo linguaggio artistico: l’uso di tinte granulose, sapientemente armonizzate, crea un immaginario
quasi onirico in un tempo sospeso dal reale, in cui l’uomo cerca e non sempre trova, il proprio
percorso identitario.

Francesca Mariano

 

Giuliana Deantonellis: La nuova scuola di fotografia siciliana

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La nuova scuola di fotografia siciliana

Alla Fondazione Gruppo Credito Valtellinese dal 27 ottobre all'8 gennaio a Milano,
nella sede espositiva del Palazzo delle Stelline una mostra che vuole portare
all’attenzione del pubblico la nascita di una riconoscibile "Scuola Siciliana" di
fotografia.
Non solo perché qui si sono formati ed operano artisti oggi tra i maggiori in Italia, ma
perché in loro, pur nella diversità e originalità di stili e poetiche, si possono
individuare linee in qualche modo riconducibili ad un medesimo, vitalissimo "terreno
di coltura e di cultura".
La "Scuola" fa riferimento alle figure e al lavoro di tre fotografi siciliani - Carmelo
Bongiorno, Carmelo Nicosia, Sandro Scalia - appartenenti alla generazione di autori
nati in Sicilia fra il 1950 e il 1960, in quell'isola operanti.
La loro fotografia vuol essere una codificazione di un linguaggio nuovo, elaborato in
stretta connessione con la loro predisposizione sperimentale ad assorbire stilemi,
inclinazioni poetiche e soluzioni tecniche da cinema, teatro, letteratura, video-arte,
ecc.
Alla sicilianità di origine e di appartenenza s'aggiungono importanti
esperienze "esterne": tutti e tre hanno condiviso infatti, in maniera indipendente,
significativi periodi di lavoro lontano dall'isola, maturando un'attitudine al confronto
e al collegamento con le innumerevoli avanguardie, interconnessioni e individualità
in fase di maturazione in ambito italiano ed europeo, tra la fine degli anni '70 e gli
zero; contrapponendosi alla generazione di Letizia Battaglia, Nicola Scafidi,
Ferdinando Scianna ed Enzo Sellerio. Certo non sono accomunabili in una "Scuola"
nel senso tradizionale del termine, ma è fuor di dubbio che con il loro lavoro e la loro
sperimentazione hanno effettivamente fatto scuola.
La contro-copertina della mostra è affidata ad uno sguardo esterno, quello di
uno "straniero": Richard Avedon. Con un unico scatto, un combat-shot dedicato alla
Cripta dei Cappuccini rubato a Palermo durante la campagna di liberazione della
Sicilia nel 1944 al seguito della V Armata. La mostra, ideata da Cristina Quadrio
Curzio e Leo Guerra,è da loro curata insieme a Giovanni Chiaramonte.
Giuliana de Antonellis

 
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