CARLA FERRARIS: MART DI ROVERETO: “ GINO SEVERINI 1883-1966” PDF Stampa E-mail
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Da settembre al prossimo gennaio 2012 le sale espositive del Mart di Rovereto ospitano un’importante rassegna antologica dedicata all’artista Gino
Severini. Già anticipata dalla mostra estiva tenutasi al Musée de l’Orangerie di Parigi, quella italiana si arricchisce però di 15 opere non
esposte su territorio francese e di una documentazione d’archivio che testimonia tutte le fasi professionali ed artistiche del pittore, oltre al
suo pensiero culturale e sociale ed ai rapporti intercorsi con numerosi personaggi dell’epoca, tra cui i fondatori del Movimento Futurista
(Rosenberg, Broglio, Maritain, Dorazio, Venturi), tra l’altro firmato nel 1910 dallo stesso Severini. Cortonese di nascita ma parigino d’adozione,
questo artista si distinse sempre per il rigore e l’inflessibile disciplina pittorica nonchè per l’austero cromatismo, nonostante il passaggio tra
le diverse correnti del periodo: Divisionismo, Futurismo, Cubismo, Classicismo... tutti presenti nelle sale del Mart con un percorso temporale e
tematico di giusta lettura per l’avventore. L’esordio di Severini artista, ricordiamo, cominciò in territorio romano, dove conobbe Boccioni ed
inseguito il maestro Balla, da cui apprese la tecnica divisionista accrescendo le nozioni di disegno della scuola romana fin lì frequentata. Ateo
ed irrequieto si trasferì ben presto in territorio parigino (1906), sua patria d’elezione: qui dallo studio naturalistico del Divisionismo
iniziato in Italia, passando attraverso l’Impressionismo, approfondì la sua ricerca grazie anche alla conoscenza di Signac. Quattro anni più
tardi, dopo aver studiato a fondo le scomposizioni cromatiche, aderì al Futurismo con originale sincretismo di diversi elementi d’avanguardia.
Ballerini, cabaret, cancan parigini: questa l’ispirazione di movimento ed azione per Severini che, dopo il matrimonio (con testimone di nozze
Apollinaire), diventò più astratto accostandosi allo stile cubista picassiano. Con lo scoppio della guerra però, l’ennesima svolta: si assiste
infatti ad una ricomposizione figurativa che prelude l’accostamento dell’artista alla vocazione classica di quel “ritorno all’ordine” che pervase
l’Europa in seguito. In mostra, tra gli altri di questi anni, un eccezionale prestito proveniente dal Moma newyorkese intitolato “Treno blindato
in azione” del 1915, per proseguire con la nota “Maternità” del 1916 di chiara ispirazione quattrocentesca. Presente a Rovereto è poi una quasi
inedita sessione dedicata alla produzione degli anni ‘40 e ’50, non ancora ben definita dalla critica, in cui si denota una pittura neocubista e
vicina all’astrattismo geometrico, sebbene in alcuni lavori appena precedenti ci sia una componente chiaramente matissiana. Da ricordare inoltre
che Severini fu ideatore anche di sculture su piani metallici con ingranaggi e molle d’acciaio, nonchè scrittore e pensatore: tra gli scritti, i
saggi teorico- saggistici “Dal cubismo al classicismo. Estetica del compasso e del numero” del 1921 e “Ragionamenti sulle arti figurative” del
1936. Curato da Gabriella Belli e Daniela Fonti, il progetto espositivo di Rovereto è sicuramente più ricco di quello parigino e costituisce un
importante iter cronologico attraverso l’opera ed il pensiero di Severini.

 
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