| Stefano Pariani: Sulle vie del sacro fra Tortona e Gavi |
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SULLE VIE DEL SACRO TRA TORTONA E GAVI
Il territorio è straordinariamente ricco di testimonianze artistiche, un patrimonio di antiche pievi, chiese e abbazie d’epoca medievale, un tempoluogo di sosta e di preghiera dei pellegrini che si recavano a Roma o a San Giacomo di Compostela. All’interno affreschi di Cristo, di Madonne col Bambino, ma soprattutto di Santi legati alla devozione popolare del mondo contadino, che parlano un ling uaggio semplice e periferico, legato tuttavia alla grande cultura pittorica lombarda del Quattrocento, ad artisti come Bembo, Foppa, Butinone o Bergognone per fare solo alcuni nomi. Una prima notevole testimonianza nella pianura tortonese è la Chiesa di Santa Maria e San Siro a Sale, con facciata a capanna in stile lombardo risalente al XV secolo dotata di un bel portale contornato da decorazioni incotto. All’interno sono numerosi gli affreschi, tr a i quali spiccano quelli della zona presbiteriale, eseguiti tra il 1460 e il 1470 da un maestro di culturalombarda, denominato Maestro dei Maggi, raffiguranti i quattro Evangelistiseduti in eleganti e slanciati troni gotici.
Sulla strada verso Tortona, che si snoda tra colline e frutteti, sorge la pieve romanica di Santa Maria a Viguzzolo, non molto diversa da quella di Volpedo e costruita con ogni probabilità poco dopo il Mille. La facciata a salienti è tutta in mattoni, tripartita e scandita da sottili lesene e archetti Giunti a Tortona, ancora pochi chilometri portano all’abbazia cistencense di Rivalta Scrivia, costruita tra il XII e il XIII secolo, testimonianza di un insediamento monastico ben radicato nel territorio. Per raggiungerla occorre fare attenzione alle indicazioni che portano ad una piccola strada alberata, in fondo alla quale si arriva ad una sorta di grande cortile dovesorge l’abbazia, a ridosso dell’autostrada Milano-Genova, da dove si vede chiaramente la parte absidale. La facciata tripartita rivela ancora le sue forme gotiche, nonostante i ritocchi successivi, e nasconde uno scrigno prezioso di affreschi, anche in questo caso di connotazione votiva e gusto popolare, legati alla devozione di contadini e pellegrini. La decorazione si fa risalire tra la metà del Quattrocento e i primi del Cinquecento e guarda sempre ai grandi maestri lombardi dell’epoca, muovendosi tra stilemi ancora tardogotici ed altri già rinascimentali. Sui pilastri si ritrovano figure di Santi affrescati, come un San Cristoforo di Franceschino Boxilio, già attivo a Volpedo, un San Desiderio dalla foggia alla moda e dall’elegante copricapo, un vigoroso San Sebastiano e la bellissima coppia dei Santi Fermo e Ansano, di stampo ormai rinascimentale.Proseguendo, il paesaggio muta poco a poco che ci si avvicina al territorio novese e comincia a profilarsi il panorama appenninico. L’area storicamente fu legata a Genova per motivi viari e commerciali fin dal Medioevo, entrando a far parte ufficialmente della Repubblica della Superba nel 1447, da cui fu in seguito conquistata nel 1529. Qui, fin dai tempi più antichi, mercanti e pellegrini hanno battuto la Via del Sale, la Pustumia e la Francigena, le più note vie di comunicazione tra il mare e la pianura; slla loro scia si misero pittori e scultori, accorsi a decorare le chiese disseminate sul territorio. A Novi Ligure Manfredino Boxilio affrescò nel 1474 una raffinata Sant’Anna che tiene in braccio la Vergine nella chiesa di Santa Maria della Pieve. Nella vicina Gavi, invece, a lungo sotto il dominio genovese per la sua posizione strategica nell’entroterra, sorge una notevole testimonianza d’architettura e scultura romanica: si tratta della Chiesa di San Giacomo Maggiore, edificata attorno al 1165 in arenaria locale, che ha un bel portale strombato sormontato da un oculo ed una semplice bifora nella parte più alta della facciata. Nella lunetta del portale è scolpita a bassorilievo una bellissima Ultima Cena con due angeli che sembrano precipitarsi ad ali ampie e spiegate sulla figura di Cristo, che risalta per dimensioni su quelle degli Apostoli, disposti lungo la tavola imbandita. L’interno, rimaneggiato in epoca barocca, conservaancora ca pitelli figurati d’epoca romanica e alcuni brani d’affreschi quattrocenteschi. Stefano Pariani
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